Da barbiere di quartiere a opinion leader della controinformazione digitale. E’ la tragicomica parabola esistenziale di Antonio Calabrò (Fabrizio Rongione), gentile e remissivo padre di famiglia che alle chiacchiere da rione preferisce la teoria cospirativa da coltivare in segreto.
Si comincia con un taglio di capelli interrotto per una telefonata ad una radio che loda Bill Gates (Non è un benefattore, ha inventato il transumanesimo…si accalora Antonio in diretta) e si finisce succube di lampioni che illuminano a intermittenza.
E se fossero segnali da codice Morse da decifrare? Se poi facesse capolino Blu 82 (la madre di tutte le bombe) e un cliente nato in Kossovo (Ilir Jacellari) lo spalleggiasse con l’aiuto di uno strambo insegnante di danza spiantato (Fabrizio Contri) che da voce sui social a chi non la ha (Dillo a Maurizio il suo blog) l’affare si complica.
E mentre la moglie (Antonella Attili, bravissima) fatica a riconoscere in quell’uomo quello che ha sposato e il cognato proprietario del bar del quartiere lo irride (il sempre efficace Antonio Gerardi) fa capolino anche la Digos che sequestra computer di Antonio e lo invita a seguirlo tra lo sconcerto generale della famiglia riunita a cena.
Ispirato da Il barbiere complottista, il suo bel cortometraggio col quale nel 2022 ha vinto a Cannes il premio La Cinef, Il complottista- esordio al lungometraggio del romano Valerio Ferrara- è un bel ritratto, umano e sociale, al tempo dell’incerta messa a fuoco tra verità e finzione.
Tra 5G e microchip, servizi segreti e Stato schiavo delle banche (con Antonio che disserta serioso in solitaria tra l’indifferenza dei clienti del bar), satanisti e Trono di Dio ecco la voglia di ribellione e l’attacco all’establishment farsi largo nella testa di un uomo che forse ha solo bisogno di essere accettato da una comunità.
Come dimostra l’interpretazione straniata di Rongone, nei panni di un alieno a Roma. Perché il prezzo da pagare è sempre la solitudine e quell’uomo dei lampioni (come viene chiamato sui social) forse in quei bagliori lampeggianti vede soltanto il riflesso di una possibilità di esistere.
Con Ferrara che dà il meglio nella descrizione di un ambiente geografico ben delimitato (siamo lontani dalla borghesia impettita di tanto cinema italiano) e del tratteggio tipologico di comprimari che danno respiro, colore e anima alla vicenda (nei panni di un onorevole che fiuta l’affare c’è Roberto Di Francesco e in quelli di un ingegnere nucleare riciclatosi custode Ernesto Mahieux).
Al netto di qualche inciampo (la serenata con chitarra di Antonio alla moglie in sottofinale) e di un tono generale un po’ dimesso (il protagonista sembra sempre subire gli eventi) un esordio lucido e originale.
Presentato al Panorama italiano di Alice nella Città, il film non seguirà la classica distribuzione cinematografica ma sarà protagonista di un vero e proprio tour, alla presenza del regista per un Q&A col pubblico, che partirà il 2 aprile dal PopUp Arlecchino di Bologna (ore 21) e che toccherà diversi cinema in tutta Italia.
E la pagina instagram Il Complottista, creata dalla produzione e che per settimane ha diffuso finte notizie, ha già raccolto oltre 4500 follower e 1 milione di visualizzazioni diventando in breve tempo un piccolo fenomeno virale.
In sala dal 2 aprile distribuito da Piper Film