In fuga dalla Berlino del ’43 colpita dai bombardamenti, la giovane Rosa (Elisa Schlott), su consiglio del marito al fronte, si rifugia a casa dei suoceri in un piccolo paese isolato vicino al confine orientale. Peccato che in quel villaggio, apparentemente tranquillo, si nasconda in realtà il Fuhrer che ha stabilito proprio nella foresta recintata il suo quartier generale.
Prelevata insieme con altre giovani e sane donne tedesche, la protagonista del nuovo film di Silvio Soldini, dopo accurata visita medica, dovrà essere d’ora in poi una delle assaggiatrici dei pranzi di Hitler che vede nemici dappertutto e pensa di essere avvelenato.
Senso di oppressione e istinto di sopravvivenza, sensi di colpa e complicità col male nel nuovo film del regista milanese che torna in sala a quattro anni da 3/19.
Tratto dall’omonimo e bel romanzo di Rosella Postorino (premio Campiello nel 2018 e bestseller tradotto in 46 paesi), a sua volta ispirato alla vera storia di Margot Wolk che nel 2012, a 95 anni, rivelò, da unica sopravvissuta alla guerra, di essere stata una delle giovani tedesche costrette ad assaggiare i pasti di Hitler per un anno, Le assaggiatrici è un’opera rigorosa, claustrofobica e controversa come la sua protagonista.
Che divisa tra la paura di morire e la voglia di sentirsi viva finirà per fare sesso con un ufficiale tedesco (Max Riemelt) per poi finire in preda ai rimorsi.
Prelibatezze a tavola e lettere dal fronte (con quel marito spossato 4 anni prima e immediatamente partito in guerra e rivisto poi solo una volta), alleanze segrete e un’ora di attesa dopo i pasti per vedere l’effetto che fa (Che probabilità abbiamo di morire? Le stesse che abbiamo di perdere la guerra), confessioni in altalena e aborti segreti per il primo film in costume di Soldini, girato in Alto Adige interamente in tedesco (vederlo doppiato significherà perdere il clima e il contesto storico) e secondo adattamento letterario dopo Brucio nel vento (2002) da Ieri di Agota Kristof.
Scritto da Soldini con Doriana Leondeff, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia, Le assaggiatrici dà il meglio nella composizione formale e nella geometria asettica (lode alla scenografia di Paola Bizzarri) dei pasti ripresi con attenzione maniacale al protocollo e alla messa in scena di quelle rischiose tavolate.
Con la guerra fuori campo e l’attenzione concentrata su questa piccola orchestra al femminile mentre l’odore e il sapore degli sformati e delle torte di fragola che placano la fame ma profumano di morte arrivano direttamente allo spettatore.
Intimo, sospeso e tutto giocato sui gesti e gli sguardi di quelle cavie umane costrette ad una sorta di roulette russa del cibo, il film di Soldini- presentato al Bif&st di Bari- è un film d’epoca solido e compatto che rifugge l’emotività calcolata e scivola qua e là sulla buccia di un romanticismo paradossale (il canto di Rosa nel fienile con l’ufficiale dopo la notte di sesso). Con quelle mani insanguinate che chiudono il film a segnare il confine tra responsabilità e presa di coscienza definitiva. Musiche di Malcom Pagani.
In sala dal 27 marzo distribuito da Vision