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martedì 1 aprile 2025
di Claudio Fontanini
THE SHROUDS
Il film testamento di Cronenberg tra controllo tecnologico e sensorialità
L’ossessione per il corpo e le sue mutazioni (il manifesto autoriale della sua straordinaria filmografia) trova compimento in The Shrouds, l’ultima opera di David Cronenberg scritta e ispirata dall’autore de La mosca e Inseparabili dopo la morte dell’adorata moglie avvenuta sette anni fa. 

Come si sopravvive al dolore? Si può superare il lutto e tornare a vivere una vita normale? Per Karsh (un Vincent Cassel nei panni dell’alter ego del regista canadese), uomo d’affari di spicco e vedovo inconsolabile da 4 anni, la soluzione è un cimitero tecnologico nel quale, attraverso una app criptata, ci si può collegare con un sudario guidato da telecamere digitali ad altissima risoluzione che permette di osservare il corpo in decomposizione nella tomba. 

Ateo non praticante che tenta di allontanare la disperazione col controllo assoluto, Kirsh deve fare i conti con immagini di escrescenze ossee che si manifestano all’improvviso sui resti di quel corpo e su 7 tombe profanate. 

Inizia da qui un film di complotti e paranoie, terapie sperimentali e fratelli coltelli (Guy Pearce è un programmatore divorziato dalla sorella gemella della moglie defunta), hacker russi e industriali cinesi che mischia le carte e depista protagonista e spettatori verso una direzione inaspettata. 

Con quella donna che visse due volte (o forse tre come si evince dal finale onirico) chiamata a consolare, eccitare (magnifiche le sequenze di sesso con Diane Kruger bellissima e amputata) e persino tradire. 

Passato in concorso all’ultimo Festival di Cannes e presentato in anteprima italiana al BAFF Film Festival di Busto Arsizio, The Shrouds è un film testamento, un’elegia funebre intima che si muove tra sogno e realtà facendo del cinema una macchina post-mortem. 

Incorniciato da una meravigliosa sequenza iniziale con la materia che fluttua e si disintegra sullo schermo, il nuovo film di Cronenberg è un compendio della sua poetica fantastica e visionaria capace di sperimentare e osservare dall’interno del nostro involucro fisico (Il lutto fa marcire i denti gli ricorda l’amico dentista che poi gli invia i jpg delle radiografie della moglie) cosa succede nella nostra mente. 

Perché forse in fondo, all’epoca dell’I.A. e della riproducibilità tecnica, è ancora tutta una questione di sensorialità e di organi vitali.  

 
In sala dal 3 aprile distribuito da Europictures


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